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COME SALVARE I CAPELLI SENZA AFFONDARE L'ECOSISTEMA

Immagine del redattore: Paola, La Casuarina
Paola, La Casuarina
6 giorni fa
Tempo di lettura: 1 min

I trattamenti chimici, termici e meccanici danneggiano la fibra capillare rimuovendo lo strato proteico protettivo (lo strato F), distruggendo la cuticola ed esponendo la corteccia. Senza questa barriera idrofobica naturale, il capello assorbe più acqua, si gonfia e diventa fragile, stopposo e difficile da pettinare. I condizionanti per capelli—presenti in shampoo, balsami, maschere e leave-in—intervengono proprio per rivestire e riparare la fibra, riducendo l'attrito, eliminando il crespo e restituendo lucentezza e morbidezza. L'efficacia di questi prodotti dipende da diversi fattori, tra cui la carica elettrica, la dimensione molecolare e il pH della formula, ma anche dal grado di danneggiamento e dal punto isoelettrico del capello stesso.

Tuttavia, molti condizionanti tradizionali presentano una scarsa biodegradabilità e un'elevata tossicità per gli organismi acquatici. Per rispondere a questa criticità, la cosmetica moderna si sta orientando verso alternative di origine naturale capaci di offrire elevate prestazioni nel totale rispetto degli ecosistemi idrici.

Tra le opzioni più efficaci troviamo i condizionanti a base di proteine idrolizzate. Anziché ricorrere a fonti animali, l'impiego di proteine vegetali estratte da quinoa, jojoba, baobab, soia e riso consente di nutrire la chioma in modo etico e leggero. Le proteine del grano, in particolare, grazie all'alto contenuto di legami disolfuro dati da glutenina e gliadina, si rivelano straordinarie nel riparare la struttura profonda della fibra, mentre i peptidi naturali prevengono i danni futuri con l'uso quotidiano.


 
 
 

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